Comunicazione non violenta e scrittura espressiva

Partendo dall’analisi di situazioni di vita quotidiana abbiamo introdotto la Comunicazione non Violenta (CNV) (o comunicazione empatica) di Marshall Rosenberg. Premendo qui è possibile trovare le slide introduttive.

La CNV è un una modalità comunicativa che ci può essere molto utile per stare meglio e chiarire cosa vogliamo, nel rispetto nostro e degli altri.

Come abbiamo visto, si tratta di un processo con cui migliorare la nostra interazione, che passa per i seguenti punti:

  1. Osservazione senza giudizio (evitando quindi di fare paragoni, etichettare, insultare, incolpare, criticare…);
  2. Espressione dei sentimenti;
  3. Riconoscimento del bisogno connesso al sentimento;
  4. Formulazione di richieste con un linguaggio d’azione positivo.

Il modello della CNV non è da intendersi in maniera dogmatica: non dobbiamo infatti rivoluzionare il nostro modo di comunicare rispettando rigidamente questi punti, quanto piuttosti averli sempre ben presenti (in questo, il diario emotivo ci è utile poiché ci aiuta a prender consapevolezza dei nostri sentimenti e dei nostri bisogni). La CNV ci permette di sviluppare una consapevolezza nuova che può essere espressa in modi differenti (anche il silenzio, il linguaggio corporeo, la qualità della nostra presenza…).

Abbiamo quindi avuto modo di vedere come la CNV possa essere utile nella gestione dei piccoli conflitti quotidiani, online e offline: infatti, collegare i nostri sentimenti ai nostri bisogni e condividerli con il nostro interlocutore, favorisce la nascita di un nuovo flusso comunicativo in cui è più semplice rispondere con empatia.

Siamo quindi passati dalla Comunicazione Non Violenta ad un discorso sulle Instagram Stories.

Accorgendoci delle nostre intenzioni comunicative prima della pubblicazione di una storia, potremmo talvolta accorgerci di star pubblicando un contenuto col fine di voler comunicare qualcosa a noi stessi, magari perché non ci sentiamo totalmente bene.

Questo ci ha dato l’opportunità di riflettere sui diversi modi, tutti legittimi, in cui è possibile dirsi qualcosa. L’ascolto in consapevolezza della recitazione della poesia “Invictus” di Henley ha costituito un esempio di  come sia possibile raccontarsi in modo differente quanto ci accade nella quotidianità.

La domanda sorge spontanea: “Tu che storia racconti? E come la racconti?”

Nel caso ci accorgessimo di voler far chiarezza o entrare nel merito di qualcosa che ci mette ansia o è per noi problematico, possiamo farlo efficacemente attraverso il metodo di scrittura espressiva, creando un luogo segreto a cui possiamo accedere solamente noi.

La scrittura espressiva ci permette di elaborare qualcosa di negativo ristrutturando sia i nostri pensieri sia le nostre emozioni. Attraverso questo metodo (spiegato nel podcast sotto) possiamo elaborare una problematica scrivendone senza porci vincoli, cogliendone il suo significato profondo e vedendola da un altro punto di vista, favorendo quindi l’emersione di possibili soluzioni.

Scrivendo è possibile avere delle intuzioni sul perché raccontiamo specifiche storie, con la possibilità di cambiare, anche se di un poco, il modo in cui ce le raccontiamo.

“TO DO” per la prossima volta:
  • Proseguire nella compilazione del proprio Diario del benessere digitale;
  • Consultare la presentazione sulla Comunicazione Non violenta (CNV), tentando di comprendere, nelle situazioni quotidiane, come ci sentiamo, di cosa avremmo bisogno e quali azioni possiamo fare per ottenerlo;
  • Scrivere per almeno 3 giorni consecutivi (15′ al giorno) su un’esperienza negativa capitataci online o offline, utilizzando il metodo di scrittura espressiva spiegato nel seguente Podcast