L’adolescenza è uno dei periodi più difficili, complessi ma al contempo ricchi di opportunità di crescita dell’intera esistenza.

Essere adolescenti significa imparare a dar forma ad una propria identità, in un periodo di importanti cambiamenti fisici e mentali. Durante l’adolescenza si maturano, via via, competenze emotive, cognitive e sociali volte ad un adeguato inserimento nel mondo adulto, distaccandosi parzialmente dalla famiglia di origine ed iniziando a sviluppare relazioni più intense e significative con i propri pari.

Questa fase è particolarmente sensibile allo sviluppo cerebrale, per via della presenza di intensi processi di maturazione fisiologica: si tratta infatti di un periodo critico per lo sviluppo di strutture cerebrali utili a controllare i propri impulsi, regolare le proprie emozioni, sviluppare empatia e sviluppare attenzione.

Cosa significa “periodo critico” per sviluppare queste capacità?

Significa che riuscire a formarle in adolescenza favorisce un migliore adattamento ad un mondo complesso ed in continuo cambiamento. A seguito dell’adolescenza è comunque possibile sviluppare queste abilità, ma al costo di un impegno ed un investimento di tempo decisamente maggiori.

In un’ottica di benessere in adolescenza, e quindi di sviluppo sano, è necessario sottolineare come specifiche condizioni ambientali possano essere in grado di influenzare questi esiti di sviluppo.

E la tecnologia che ruolo gioca in questo processo?

Come sottolineato qui, la tecnologia è considerabile uno degli elementi presenti nell’ambiente in grado di predisporre o meno lo sviluppo di queste skills.

La tecnologia di per sé è neutra: non costituisce un bene o un male. I media, infatti, costituiscono un complesso apparato che ad un insieme di in-put risponde con specifici out-put.

A connotare positivamente o negativamente la tecnologia è la qualità che caratterizza l’interazione di ognuno di noi con essa. A parità di mezzi tecnici è possibile tanto favorire il benessere quanto inibirlo.

E cosa fa la differenza?

La capacità di utilizzare correttamente i media, in linea con i propri bisogni, senza esserne soverchiati.

In che modo si è soverchiati dai nuovi media?

Assistiamo oggi a quella che Sherry Turkle chiama “cultura Always on“, per cui si è portati ad essere perennemente online e disponibili, in un continuo flusso di informazioni caratterizzato da distrazione e frenesia digitale.

La continua presenza dei nuovi media (tipo Instagram) nell’ambiente degli adolescenti -ma non solo-, la piacevolezza dell’esperienza mediata ed il fascino quasi magnetico che esercita potrebbe, in linea con le evidenze della letteratura scientifica, sollevare una serie di criticità in un periodo così sensibile dell’esistenza.

Per l’uso che solitamente se ne fa, i nuovi media possono impedire lo sviluppo di autocontrollo, empatia ed attenzione (esattamente gli aspetti che è essenziale sviluppare in adolescenza). Inoltre, tra le criticità dell’utilizzo mainstream che in adolescenza si fa di nuovi media, possono rientrare impatti negativi sullo sviluppo dell’identità oltre che deficit nelle capacità comunicative e relazionali. Dare per scontata la  possibilità di connettersi in ogni momento con gli altri, visti come continuamente reperibili, può creare ad esempio incomprensioni e litigi. In più, la tendenza ad essere iperconnessi comporta una minore predisposizione ad entrare in contatto con sé stessi dedicandosi momenti di solitudine e riflessione (di grande importanza in adolescenza).

Se ti interessa approfondire alcuni aspetti negativi, ti consiglio di leggere gli articoli che ho scritto a riguardo nel mio sito, cliccando qui

In concreto, allora, cosa è possibile fare?

Secondo la Psicologia Positiva, la cornice in cui si pone questo training, rispetto a incasellare comportamenti abituali all’interno di categorie patologighe predefinite, è decisamente meglio partire dalla situazione presente di ognuno e ottimizzarne lo stare al mondo. L’ottica dell’intervento, quindi, è ben distante dal sentirsi in colpa per via di un utilizzo patologico dei nuovi media: l’obiettivo, infatti, è migliorare la propria relazione con la tecnologia, senza essere un tuttuno con essa arrivando a riconoscere in essa un’occasione -o meno- per il proprio benessere.

Infatti, la tecnologia presenta infinite possibilità per il benessere. E’ però fondamentale saperle corgliere.

Come?

Attraverso un processo di educazione ai media (vedi Media Education), con cui si fa diretta esperienza delle potenzialità e dei limiti dei nuovi media, imparando quindi ad usarli correttamente senza esserne soverchiati.

Tramite le esperienze di apprendimento caratteristiche del Media Wellbeing è possibile quindi divenire consapevoli del modo in cui ci si relaziona con la tecnologia, di come questa influenzi le proprie relazioni ed il proprio modo di sentire, con il fine di sviluppare una consapevolezza volta ad essere maggiormente padroni del proprio utilizzo mediale senza esserne succubi.