Il periodo universitario è caratterizzato da complessità e dall’insieme di possibilità che porta con sè. Chi studia all’università è collocato su una rampa di lancio per il mondo del lavoro (iniziando già forse a svolgere qualche lavoretto), ma di fatto si trova ancora in un ambiente sufficientemente protetto in cui può sperimentarsi in diversi ambiti, scoprendo cosa veramente gli piace fare, dedicando tempo a sé e alle proprie relazioni, progettando più o meno consapevolmente il proprio futuro.

Il periodo universitario, a fronte di molte possibilità, non è tuttavia sempre rose e fiori: a volte infatti la preoccupazione per gli esami e le scadenze che incombono, l’accumularsi di impegni e la frenesia quotidiana comportano il rischio di perdere di vista ciò che veramente si vorrebbe poter fare, arrivando a mettere un po’ da parte il proprio benessere.

Ma quali sono gli elementi che caratterizzano il benessere ?

Rispondere su due piedi a questa domanda può essere complesso, perché le variabili dello stare bene sono molte ed ognuno ne predilige alcune a scapito di altre.

In linea di massima, però, è possibile intendere il benessere psicologico come la tendenza a sviluppare le proprie potenzialità, arrivando ad autorealizzarsi. La psicologa Carol Ryff, nel definire il benessere psicologico ha individuato 6 dimensioni fondamentali per lo sviluppo delle proprie potenzialità:

  1. l’autonomia, ossia la capacità di autodeterminarsi
  2. l’auto-accettazione, per cui ci si apprezza a fronte dei propri punti di forza e di debolezza
  3. la presenza di buoni legami, con cui sperimentare amicizia ed amore
  4. la padronanza ambientale, ossia la capacità di modificare l’ambiente a seconda dei propri bisogni
  5. possedere uno scopo nella vita, verso cui la propria esistenza può tendere
  6. crescita personale, cioè la tendenza a sviluppare continuamente il proprio potenziale

Questi punti possono costituire una traccia tramite cui farsi un’idea del proprio benessere, ma l’argomento è molto più complesso, sia perché ognuno trova il proprio unico modo di stare bene, sia perché la condizione umana è in continuo cambiamento, e categorizzarla può farci perdere di vista la sua complessità.

A favorire o inibire il benessere, nella routine quotidiana di ognuno, sono ad esempio presenti diversi fattori ambientali, come per esempio i nuovi media.

Quale influenza hanno i nuovi media sul benessere?

I nuovi media (smartphone, social network,…) possono favorire enormemente il benessere, aumentando l’insieme delle azioni che è possibile compiere in uno specifico momento (informarsi, coltivare relazioni,…), ma al contempo possono costituire un’inibizione allo star bene

Come?

Essendo parte del proprio ambiente ed esercitando un fascino quasi magnetico per l’insieme delle possibilità che presentano, il rischio di farne un uso automatico e fuori dalla consapevolezza è sempre presente, arrivando a distrarci interferendo con le attività che stiamo svolgendo (per esempio durante lo studio).

O ancora, un utilizzo a volte fuori controllo può farci arrivare a “buttar via la giornata”, che ci scivola via dalle mani con la complicità dei Social Network.

La presenza del nostro smartphone sempre a disposizione, infine, in linea con le evidenze della ricerca scientifica potrebbe compromettere la qualità del sonno, delle relazioni e la propria capacità di gestire le emozioni.

E quindi cosa è possibile fare?

Sarebbe sciocco pensare di vivere in una realtà senza nuovi media, anche perché i vantaggi che comportano sono notevoli. Vista la loro pervasività, però, è possibile prendere in considerazione la relazione che intercorre tra sé e, ad esempio, il proprio smartphone, e scegliere di migliorarla.

Tramite il Media Wellbeing è possibile sviluppare skills trasversarli con cui prendersi cura del proprio benessere in presenza di nuovi media, arrivando a strutturare una vera e propria routine di benessere digitale. In questo modo è possibile massimizzarnee gli aspetti positivi e minimizzare quelli negativi.